Ampliare la rete italiana di monitoraggio atmosferico del metano in determinati siti di misura, permetterebbe di stimare con maggiore precisione le emissioni di questo potente gas serra. Questo, in estrema sintesi, è quanto emerge da uno studio condotto nell’ambito dell’ottimizzazione della rete di osservazione atmosferica dell’Integrated Carbon Observation System (ICOS), pubblicato sulla rivista Atmospheric Chemistry and Physics e coordinato dagli scienziati e della Swiss Federal Laboratories for Materials Science and Technology (EMPA) con la collaborazione di altri gruppi di ricerca internazionali fra cui il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA).

Il gruppo di ricerca, guidato da Joël Thanwerdas (EMPA) e che comprende anche Paolo Cristofanelli (CNR-ISAC), ha valutato quali località sarebbero le più efficaci per ospitare nuove osservazioni di metano. Le simulazioni hanno mostrato che le due località più promettenti sono Chieti, ove esiste una stazione di misura gestita dall’Università “D’Annunzio” di Chieti-Pescara, e Monte Venda, un rilievo dei Colli Euganei dove esistono tralicci per le telecomunicazioni che potrebbero essere attrezzati per effettuare misure di gas serra.
In particolare, riportano gli esperti, il sito di Chieti migliorerebbe il monitoraggio dell’Italia centrale e meridionale, mentre una nuova stazione presso Monte Venda sarebbe particolarmente utile per il Nord Italia, dove si concentra la maggior parte delle emissioni di origine antropica, cioè legate alle attività umane.
I risultati sono in linea con quelli di un precedente studio, pubblicato nel 2025 su Environmental Research Letters, che aveva evidenziato come il potenziamento della rete osservativa Italiana potesse migliorare significativamente anche la stima top-down delle emissioni nazionali di anidride carbonica, confermando il ruolo strategico dell’espansione della rete di monitoraggio dei gas serra.
“Ad oggi – riporta Cristofanelli – le emissioni nazionali di metano vengono stimate soprattutto con un approccio bottom up, basato su dati relativi a sorgenti come allevamenti, discariche, impianti energetici e agricoltura. A questo metodo si affiancano gli approcci top-down, che utilizzano le concentrazioni di metano misurate nell’atmosfera e modelli matematici per risalire alle emissioni reali”.
In Italia la rete ICOS dispone attualmente di cinque stazioni atmosferiche di misura, un numero considerato non adeguato a descrivere in modo accurato la distribuzione delle emissioni sul territorio nazionale italiano.
Per individuare le posizioni migliori in cui installare nuove stazioni, i ricercatori hanno simulato diversi scenari utilizzando modelli atmosferici e una tecnica chiamata modellistica inversa, che ricostruisce l’origine delle emissioni a partire dalle concentrazioni osservate nell’aria. Sono stati valutati otto siti candidati, confrontando la capacità di ciascuno di migliorare le stime delle emissioni nazionali.
“Una rete nazionale più estesa – aggiunge il ricercatore CNR – assieme all’osservazione di ulteriori variabili atmosferiche, quali misure isotopiche o di specie co-emesse (ad esempio l’etano), consentirebbe di ottenere stime più affidabili delle emissioni di metano, migliorando la discriminazione tra le sorgenti naturali e quelle antropogeniche ed integrando gli inventari nazionali basati sulle attività emissive“.
Secondo il gruppo di ricerca, il metodo sviluppato nell’ambito dell’indagine può essere applicato anche ad altri Paesi per progettare reti di monitoraggio atmosferico più efficienti. Migliorare la qualità delle osservazioni, concludono gli autori, sarà fondamentale per verificare l’efficacia delle politiche di riduzione delle emissioni di gas serra e per supportare le strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici.