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La neutralità climatica è ancora realistica, ma ci sono dei passaggi fondamentali da compiere

La transizione verso un sistema energetico senza combustibili fossili è realistica e sostenibile dal punto di vista economico, ma sono necessarie delle tappe fondamentali da conseguire entro il 2040.

A elencare questi passaggi indispensabili uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, condotto dagli scienziati del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK). Il gruppo di ricerca, guidato da Robert Pietzcker e Renato Rodrigues, ha utilizzato il modello integrato energia-economia-clima REMIND per simulare diversi scenari di transizione dell’Unione Europea verso la neutralità climatica a costo minimo. Il modello considera vari fattori: evoluzione delle emissioni entro il 2030, costi futuri di eolico e solare, disponibilità di idrogeno e combustibili sintetici (cioè carburanti prodotti senza fonti fossili), e capacità di rimuovere CO₂ dall’atmosfera.

Lo scenario di riferimento, quello ritenuto il più realistico, richiede che le emissioni si riducano dell’86 per cento, che la produzione di elettricità da fonti rinnovabili dovrebbe aumentare di circa sette volte rispetto al periodo compreso tra il 2018 e il 2022 e l’elettricità dovrà coprire circa il 49 per cento dei consumi energetici finali, a differenza del 20 per cento riscontrato nel 2010. I due pilastri della transizione sono quindi l’espansione massiccia delle rinnovabili e l’elettrificazione dei consumi. I dati mostrano che questa crescita è già in corso: la quota vendita di auto elettriche, ad esempio, è passata dal 2 al 19 per cento tra il 2019 e il 2025.

Gli scienziati aggiungono che anche la cattura e stoccaggio del carbonio rappresentano elementi cruciali, che dovranno essere implementati nel prossimo futuro. “Questo risultato – afferma Pietzcker – deriva da un’ottimizzazione tecnico-economica del percorso di transizione dell’UE. Il percorso verso la neutralità climatica entro il 2050 è ancora realizzabile”. “Una decarbonizzazione di successo – conclude – può rendere l’UE economicamente più forte e più indipendente dal punto di vista strategico. Il successo dipenderà dall’attuazione di politiche rapide e ambiziose per i prossimi anni. Se attuata correttamente, questa transizione potrebbe non solo contrastare il cambiamento climatico, ma anche rafforzare l’autonomia energetica europea”.

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