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Il Bosco di Capodimonte: quando il verde urbano aiuta a raffrescare la città

Le foreste urbane possono contribuire in modo significativo a contrastare il calore nelle città, ma la loro capacità di raffrescare l’ambiente dipende anche dalla disponibilità di acqua. È quanto emerge dalle osservazioni condotte al Real Bosco di Capodimonte, a Napoli, dove una stazione della rete internazionale ICOS (Integrated Carbon Observation System) monitora continuamente gli scambi di anidride carbonica, acqua ed energia tra la vegetazione e l’atmosfera. I dati raccolti mostrano che, nelle estati caratterizzate da una buona disponibilità idrica, il raffrescamento associato alla vegetazione può raggiungere circa 5 °C, mentre durante i periodi di maggiore siccità si riduce a poco più di 2 °C.

“Il risultato – spiegano Terenzio Zenone e Teresa Bertolini, PI della stazione di Capodimonte – evidenzia il ruolo delle aree verdi come vere e proprie infrastrutture naturali per aumentare la resilienza delle città al cambiamento climatico. L’aumento delle temperature, la maggiore frequenza delle ondate di calore e la diminuzione delle precipitazioni stanno infatti rendendo gli ambienti urbani sempre più vulnerabili, soprattutto nell’area mediterranea”.

Il Bosco di Capodimonte, che si estende per circa 134 ettari nel cuore di Napoli, rappresenta uno dei più importanti ecosistemi forestali urbani del Mediterraneo. La stazione ICOS installata all’interno del parco misura in modo continuo gli scambi di CO₂, vapore acqueo ed energia tra il bosco e l’atmosfera, permettendo di studiare alcune delle principali funzioni climatiche della vegetazione urbana.

“Uno dei meccanismi alla base del raffrescamento – continuano gli esperti – è l’evapotraspirazione: le piante assorbono acqua dal suolo attraverso le radici e la rilasciano nell’atmosfera sotto forma di vapore attraverso le foglie. Il processo richiede energia e contribuisce così a sottrarre calore dall’ambiente, riducendo la temperatura dell’aria. Allo stesso tempo, attraverso la fotosintesi, la vegetazione assorbe CO₂ dall’atmosfera e immagazzina carbonio nella biomassa e nel suolo”.

Analizzando quattro anni di osservazioni continue, i ricercatori hanno confrontato periodi caratterizzati da diversa disponibilità d’acqua. Durante le estati più piovose, la maggiore attività della vegetazione ha favorito sia il raffrescamento sia l’assorbimento di CO₂. Al contrario, la carenza idrica ha ridotto l’attività delle piante e, di conseguenza, sia la capacità di raffrescamento sia quella di assorbire carbonio. Il risultato mette in evidenza un aspetto particolarmente importante per le città mediterranee: la disponibilità di acqua può diventare un fattore determinante per mantenere i benefici climatici delle foreste urbane proprio quando il caldo è più intenso.

Per valutare gli effetti della vegetazione oltre i confini del parco, le osservazioni sperimentali sono state integrate con simulazioni numeriche dell’area urbana di Napoli. I risultati indicano che, negli anni caratterizzati da una buona disponibilità idrica, le aree verdi possono determinare differenze di temperatura di circa 4–6 °C rispetto alle zone maggiormente urbanizzate.

“Il Bosco di Capodimonte – concludono Zenone e Bertolini – mostra quindi come il verde urbano possa offrire contemporaneamente diversi servizi ecosistemici: contribuire all’assorbimento del carbonio, favorire il raffrescamento, migliorare il comfort termico e aumentare la resilienza delle città alle ondate di calore. Ma i risultati mostrano anche i limiti di questa strategia: in un clima sempre più caldo e siccitoso, proteggere questi benefici richiederà una gestione attenta delle risorse idriche e del verde urbano. Monitorare in modo continuo il rapporto tra vegetazione, acqua, carbonio ed energia sarà quindi fondamentale per progettare città mediterranee più resilienti al cambiamento climatico”.

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